L’Artigianato di Gorizia oggi

Artigianato a Gorizia
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Articolo di Nataša Cvijanović.

Voglio dimostrare che le persone possono conoscersi meglio attraverso le cose che fabbricano, che la cultura materiale è importante, che è possibile realizzare una vita materiale più umana, se solo si comprende meglio il processo del fare”.

Richard Sennett in L’uomo artigiano, Feltrinelli, 2008

La citazione del sociologo americano torna utile per parlare dell’artigianato, della sua attualità e del suo peggior nemico: il consumismo. In un’epoca dove il fast-food, il take-away e la produzione di massa di qualsiasi articolo, dalle stoviglie ai vestiti, hanno preso il sopravvento rispetto ai beni materiali che si mantengono nel tempo, che vengono ereditati e che sono stati costruiti a mano da fini artigiani, le nuove generazioni possono domandarsi che senso abbia mantenere in vita un mestiere tanto antico, mentre tutte le altre fasce d’età sono dibattute tra la malinconia dei ricordi di un tempo -in cui gli acquisti erano fatti con grande partecipazione e coinvolgimento emotivo- e l’attrazione per i nuovi sistemi di acquisto veloce.

La questione, se affrontata con consapevolezza, è più complessa di quanto appaia, soprattutto se ci accostiamo alla storia della tecnologia, all’etica e al problema della sostenibilità.

Nel 1920, alla General Motors degli Stati Uniti, l’inventore Alfred P. Sloan Jr creò quella che, ancora in pochi, conoscono come “obsolescenza programmata”, ovvero la manipolazione dei progetti di produzione di ogni articolo di fabbrica effettuata allo scopo renderlo meno durevole nel tempo. Da quel momento in poi, i prodotti di massa restarono esteticamente appetibili, ma avevano una scadenza e, arrivando ai nostri giorni, non possono ancora essere riparati in casa o dall’artigiano dietro l’angolo, perché il loro materiale è di scarsa qualità, ed è più economico acquistare un altro articolo, piuttosto che riparare il vecchio, oppure, nel caso di strumenti tecnologici, bisogna ricorrere direttamente alla casa madre e, anche in questo caso, il consumatore preferisce comprare un nuovo articolo, magari appena uscito, piuttosto che seguire tutti i lunghi cavilli necessari alla riparazione della versione precedente che si possiede.

Dal punto di vista etico, è sufficiente pensare che, a un operaio tessile con un salario minimo in Bangladesh, occorrono due mesi per guadagnare quanto il Ceo della moda più pagato al mondo ottiene in un minuto.

Infine, riflettere sulla sostenibilità, è ormai a uso e consumo di chiunque: le fabbriche inquinano l’aria, il suolo e l’acqua. Senza contare i cumuli di scarti e immondizia rilasciati nelle acque e nei centri di raccolta del terzo mondo.

Sono argomenti ampi, con i quali si possono riempire dozzine di libri, ma già questi dati indicano il dramma del consumismo e, al contrario, il potenziale che ancora ritroviamo nell’artigianato, la cui storia è millenaria, e nasce con lo scopo di portare utilità, bellezza e durevolezza.

Gorizia ci stupisce per la resilienza di cui è capace anche in questo settore, a cominciare dalla storia seicentesca del merletto a tombolo, che viene introdotto dalle suore orsoline delle Fiandre e diffuso nel nostro territorio, fino a Idrija (Slovenia). Nel Museo della Moda e delle Arti Applicate goriziano c’è un ampio spazio dedicato alla produzione del merletto, che è confluita nell’apertura di un negozio chiamato Merletto Goriziano, molto attivo e collegato alla Scuola del Merletto che, ancora oggi, offre un’ampia didattica. Naturalmente la pandemia mondiale ha causato il blocco dei corsi, ma l’attuale presidente, l’Avv. Paolo Mulitsch, ha dichiarato che: “Stiamo preparando il bando per le insegnanti e abbiamo anticipato l’inizio dei nuovi corsi al settembre 2021, anche per recuperare il tempo perduto”. Insomma, tutto è pronto per riaprire le aule, Covid-19 permettendo.

Il Museo citato offre anche un’altra interessante attrattiva: nel bookshop si trovano le teche che contengono la vasta produzione di un’associazione di artigiane tutta al femminile, “Noi dell’Arte”. Le borse, le pochette, le sciarpe e ogni articolo realizzato dalle artigiane fa parte del progetto “Design per Gorizia”, che riporta le grafiche stampate su stoffa ispirate proprio al nostro Merletto Goriziano. L’associazione offre una vasta gamma di corsi in città e in regione, che spaziano dalla tessitura alla tintura dei tessuti, dai ricami calligrafici alla serigrafia con colori organici.

La socia Flavia Turel ha dichiarato che l’associazione è attualmente ferma, come molte altre attività cittadine, ma che è entusiasta all’idea di ripartire attraverso i progetti che le hanno sempre caratterizzate: i corsi e i workshop per adulti e bambini e le mostre.

L’artigianato di Gorizia sa anche sfociare nelle creazioni artistiche fini, anzi finissime, come quelle prodotte da Antracite, laboratorio di oreficeria dove Sergio Figar realizza gioielli unici con una tecnica chiamata Commesso Mediceo. Risalente al Rinascimento fiorentino, dove è conosciuta anche come Mosaico Mediceo, ha il pregio di unire diversi tipi di lastre colorate per realizzare disegni di animali, fiori e interi paesaggi. Grazie alla sapienza e alla pazienza certosina del signor Figar, la tecnica impiega materiali preziosi come l’oro e i diamanti, e minerali come l’opale, per creare pezzi unici con design contemporanei e fantasie cromatiche di rara bellezza. Antracite ha conquistato riviste come Vanity Fair e Vogue, oltre che il mercato internazionale.

L’Atelier e laboratorio Arte e Creatività ci permette di adagiare lo sguardo su spazi più vasti, come quelli che l’artigiana decoratrice Gaia Franciosa, che dipinge su complementi d’arredo, carta, stoffe, ma anche interni di case. Seleziona acrilici e acquerelli di qualità, e il suo stile spazia dal provenzale al country. L’artigiana dipinge sia in base alla personale ispirazione, sia su commissione. Appassionata di tutto ciò che è vintage e contiene il fascino d’antan, la signora Franciosa recupera anche mobili vecchi, che rivisita cercando di non stravolgerne l’essenza, ma rendendoli attuali. Nel suo laboratorio organizza corsi di pittura per adulti e bambini. Naturalmente verranno riaperti appena la pandemia glielo consentirà.

Per il futuro, Gaia ha diversi progetti nel cassetto: lavorare a una linea di tessuti per bambini e approfondire la sua curiosità per la ceramica.

La battagliera artista Monica Bernardini illumina con la sua tenacia e il suo talento il Laboratorio La Casa Dipinta. Decoratrice di interni e insegnante di corsi di pittura e decorazione, ha iniziato la sua carriera vendendo manufatti (mobili, oggettistica e complementi d’arredo) dipinti a mano e personalizzando oggetti su richiesta.

Mi piace concludere l’articolo proprio con la sua vicenda perché, sebbene la sua attività artigianale abbia una storia millenaria, ancora oggi si fatica a considerarla un vero e proprio mestiere, ma la signora Bernardini è stata capace di convincere tutti e non mollare mai, nemmeno in seguito a eventi personali molto difficili e ancor meno in seguito alla pandemia, anzi ammette: “Lavorare da sola mi ha portata a decidere di concentrarmi sul laboratorio artigianale, piuttosto che sul negozio di oggettistica creativa. Il mio obiettivo? Riuscire, assieme a mia figlia, che da qualche mese collabora con me, a creare una sorta di ‘pacchetto chiavi in mano’ nel settore della decorazione e dell’arredamento d’interni e più avanti anche di riaprire un negozio/studio di progettazione, oltre al laboratorio/sala corsi già esistente. Il mio orgoglio? Quello di essermi fatta da sola, con le mie sole forze, senza un soldo in tasca, se non la ricchezza di credere in me stessa e la necessità di non mollare, per me, ma soprattutto per i miei figli”.

La sorprendente capacità di rialzarsi davanti a tutte le difficoltà e credere nel proprio mestiere, oltre che l’amore per la nostra città, è tutto concentrato nella chiusa del discorso di Bernardini, che rappresenta un autentico manifesto per gli artigiani, ma anche per ogni cittadino:

Credo in Gorizia, perché ha tante potenzialità e spero che in questo ultimo anno, che ha messo ancora più in ginocchio il commercio goriziano, ci porti a cambiare atteggiamento verso la città. Dobbiamo fare squadra e non giocare individualmente, se vogliamo risollevare le sue sorti. La fine della pandemia dovrà segnare un periodo di rinascita, una sorta di ‘dopo guerra’ e noi dobbiamo cercare di ‘vivere’ Gorizia e sostenere la nostra economia”.

E’ un sollievo ritrovare nella nostra città una così fervida attività artigianale, che nemmeno la pandemia è stata capace di abbattere, segno che l’abilità manuale, l’ingegno, la pazienza e la perseveranza sono molto più forti e resistenti delle produzioni effimere e a basso costo che invadono e soffocano il mercato. Se il Covid-19 ci ha insegnato qualcosa, è stato anche riscoprire il piacere di una vita più intima, raccolta, e il gusto per le cose fatte bene, dai tavoli ai tessuti che li decorano, dagli accessori ai gioielli.

L’artigianato goriziano è vivo e permanente, può offrire lavoro alle nuove generazioni, insegnare un mestiere, ma anche uno stile di vita e una mentalità resiliente di cui c’è sempre più bisogno.